giovedì, gennaio 29, 2004

Una nuova avventura
Dopo essere sopravvissuta anche al convegno sui 20 del Mario Mieli, oggi si rprende la corsa nella realizzazione del nuovo Aut. Un’altra avventura. Una nuova era. Molly sta facendo un ottimo lavoro e, se non ci ammaliamo di nuovo nessuna delle 2, tutto dovrebbe procedere bene. E’, ancora una volta, una sfida e una bella sensazione ricostruire x non so + quante volte il nostro giornale. E’ un po’, ogni volta, come rinnovare tutto il guardaroba, ma non andando da Avant, ma prendendo un aereo x Parigi, poi Londra, poi New York e tornare a casa soddisfatte ma stanche, dopo aver razzia nei migliori negozi del mondo. E’ un modo x rigenerarci e non so bene xchè, mi sembra che ogni rinnovamento come questo porti con sé non solo una ventata di positività ma delle vere e proprie rivoluzioni. Chissà… Io mi sento bene, con la giusta carica che occorre x affrontare un cambiamento come questo e anche con la mia Morbidessa ho come la sensazione se stessimo entrando in un nuovo xiodo. Come se fosse finito il primo ciclo. Passato un livello e guadagnato l’accesso al livello successivo. Ci avviciniamo ai 6 mesi, mezzo anno insieme. A volte mi sembrano almeno 2, a volte mi sembra ieri che ci guardavamo sulla spiaggia e andavamo a dormire con qualcun altro. Stiamo davvero crescendo insieme, ed è la cosa migliore che 2 xsone che si amano possano fare x assicurarsi un futuro insieme. Appena chiuso Aut poi vorrei ritagliarmi uno spazio con lei, tirarci fuori dalle milioni di cose che stiamo facendo in questo xiodo (davvero troppe ma occorrono x aggiustare un sacco di cose) e partire. Abbiamo proprio bisogno di tornare a guardarci negli occhi, magari proprio di nuovo davanti al mare, x pensare solo a noi e non al quotidiano. E non solo la sera quando crolliamo nel letto abbracciate strette strette, ma distrutte. Noi lontane da tutto. Anche dalle preoccupazioni, dai doveri, dagli impegni. Sono così preoccupata x la mia pipa, x tutte le cose che stanno succedendo in questo xiodo, x la malinconia che l’assale e davanti alla quale io mi spavento. Sono stanca, anzi siamo stanche (io e la pipa) di alcune xsone che abbiamo avuto vicine x un un lungo tratto di strada che ci stanno deludendo, a cui noi abbiamo dato tanto ma che non si sono dimostrate all’altezza di essere ritenute compagne di viaggio. La maggior parte della gente non ha fegato, non è onesta con se stessa né tantomeno con gli altri, e dovremmo ricordarlo sempre. Noi siamo già state fortunate ad incontrarci e ad averci, con il nostro rapporto unico e speciale. Siamo un punto fermo l’una x l’altra. Ed è una cosa straordinaria. Mi sento già fortunata così. Anzi molto fortunata. Ho mia mamma (la mamma migliore del mondo), la pipa (il pilastro), Cri, la mia Cri (la mia coscienza). Ora Morbidessa (la mia passione, l’amore, la sxanza). C’è gente che trascorre una vita intera x un incontro. Io ne ho già tanti di punti saldi. Posso xmettermi il lusso, anzi DEVO x difendere quello che ho e non inquinarlo con cose che non lo meritano, di allontare finti compagni di viaggio, xsone che non sono come sembrano, che non mi danno nulla, che non hanno nulla. Xsone che si nascondono x non vedere la verità, xsone guardano i difetti degli altri x non vedere i propri. Io e la pipa ci apprestiamo verso quello che xiodicamente nella vita va fatto alla fine di ogni ciclo, è un brutto termine, ma rende l’idea. E’ ora di un po’ di pulizia “etnica”. Gruppi di xsone che non ci seguiranno e non seguiremo tutta la vita. No, ma che è meglio xdere lungo la strada. E' meglio lasciarle andare x la loro di strada. La pipa dice "è così raro amarsi senza volere niente in cambio, quasi nessuno ama senza volere nulla indietro. Noi invece ci vogliamo bene gratis ed è bellissimo". E' vero... ed è un miracolo. Anche se accorgersi che alcune xsone a cui abbiamo dato tanto hanno sprecato tutto dispiace. E’ un xiodo di svolta. Ma sento che sarà positiva anche se, come sempre, lungo il passaggio sarà dura… Ma ce la faremo. Anche stavolta. E dopo saremo migliori. Soprattutto io e Morbidessa. Dopo potremo pensare con serenità alla costruzione della nostra famiglia.



lunedì, gennaio 19, 2004

FINALMENTE AXTO IL LOCALE DELLE PIPA: Gaudemus - Life quality concept
Ha inaugurato nel cuore di Roma, nell’atmosfera unica dei vicoli di Trastevere, un piccolo ma caratteristico spazio tutto nuovo dedicato alla cultura del mangiare e del bere con gusto, lontano dalle frenesie del quotidiano e dalla folla delle piazze limitrofe. Un luogo dove potersi rifugiare dopo una dura giornata. L’occasione per godersi un momento rilassante con gli amici, seduti sui particolari tavolini creati per la cena o comodamente sdraiati sugli avvolgenti divani. Buona musica (selezioni jazz e lounge), in un ambiente curato nei minimi dettagli per donare serenità e rilassatezza. La cultura dello slow food esaltata dalla tradizione italiana: selezione di formaggi e salumi, affiancati da una proposta di vini di altissimo livello; piatti del giorno, dolci della casa e una ricca selezione di the e infusi, sono solo alcune delle proposte che il Gaudemus offre ai suoi ospiti. Un consiglio? Il brick (per chi non lo sapesse è una sfoglia di pane marocchino farcito e grigliato) è davvero imperdibile. Da quando si entra a quando si esce, al Gaudemus si verrà accolti e coccolati dai due giovani proprietari che hanno pensato, ideato e realizzato questo spazio come momento di degustazione, di esaltazione del gusto e di fucina di nuovi talenti. Qui, infatti, esporranno le loro opere giovani artisti, verranno presentati libri e organizzati eventi culturali innovativi e d’avanguardia. Arte, cucina e cultura tra mura di pietra e pavimenti di cotto grezzo, dove due materiali diversi come il legno e l’acciaio qui si sposano alla perfezione. Se venite a Trastevere non potete non passare di qui, a due passi da Piazza Trilussa, ed entrando restereti affascinati dal rosso della goccia che rappresenta il concept che sta dietro a questo progetto. Perché come dice il nome, Gaudemus non è solo un punto di ritrovo per mangiare e bere, ma un vero e proprio stile di vita, basato sulla qualità a tutto tondo. Gaudemus, Life quality concept è in Vicolo della Scala 11, a Roma. Aperto tutti i giorni (tranne il lunedì, quando lo spazio è disponibile per eventi creati ad hoc, feste, convention e meeting di lavoro) dalle 20 alle 02. Infoline: 06.97270649 – 3492550642 - www.gaudemus.net. Seguite la goccia. Naturalmente è anche un locale glbt friendly se non qualcosa di + (semo tutti froci là dentro...), quindi vi aspettiamo.



martedì, gennaio 13, 2004

Poesia sotto le lenzuola
Basta un bacio tra di noi, una leggera carezza sulla tua pelle bellissima, morbida, liscia, profumatissima. Basta uno sguardo, una risata, basta la tua lingua leggera sulle mie labbra. Bastano le nostre mani e i nostri piedi sempre in cerca del contatto, sempre bramosi dell’incontro, deella serenità che si raggiunge toccandoci. Basta semplicemente un abbraccio anche solo x trovare la posizione giusta x dormire attaccate come marmellata spalmata sul pane. Poi il bacio diventa + intenso, le mani + fameliche, gli sguardi + maliziosi, i sorrisi + sorrisi e… nasce una delle nostre fiabe, ogni volta diverse, ogni volta + magiche, ogni volta + ricche di particolari da raccontare. Darsi la buonanotte come un incontro amoroso furtivo e disinibito. Come un bacio all’anima, come una spinta dentro il cuore, come un vortice dentro il nostro amore x poi venire risucchiate dalla realtà delle nostre lenzuola che sanno di caramella. Trascinate x i capelli dal fruscio del nostro piumone del colore del miele. Svegliate dalle nostre stesse grida di gioia, dalle nostre risate, dalla nostra voglia di urlarci che il desiderio e l’amore sono una faccenda esclusiva da quando esistiamo noi. Dall’incapacità di smettere di ripetere il nostro incontenibile codice morse, composto da frasi che dicono tutti ma che pronunciate da noi assumono un sapore tutto diverso. Un sapore di esclusività. Ti amo, voglio fare l’amore solo con te, ti desidero come mai nessuna, non voglio che te. Sono felice fra le tue braccia e dormo serena solo quando è la tua carne che mi copre il corpo. Addormetarsi così… dopo aver fatto l’amore, con il letto che sa di noi e del nostro amore è quanto di + poetico possa esistere fra le pagine del nostro quotidiano. Verlaine si ispirava a noi? E Saffo allora? E Auden? Noi siamo poesia, la poesia è fra le nostre braccia, fra le nostre gambe, nelle nostre bocche, sulla nostra lingua, nelle nostre mani, nei nostri intrecci impossibili, nelle nostre acrobazie, nei nostri movimenti sinuosi, nella nostra grida soffocate x non svegliare i topini di Trastevere… Averti, averci, dormire così amore mio è quanto di + prezioso x noi… Buonanotte. E buongiorno mia passione.



ATTENZIONE (x chi è in attesa del Resoconto 2003 completo)
A grande richiesta sta tornando la versione definitiva del Resoconto 2003 di cui vi ho ingiustamente reso orfani. Non xdete la fiducia! Mi rivolgo solamente agli amici. Ai curiosi che vengono a farsi i fatti miei ma che non sono desiderati: trovatevi altro da fare che sbirciare nella vita degli altri. Certo, mi rendo conto che la mia\nostra vita è assai + interessante di altre, xò vivete le vostre, magari vi divertite pure, no?



mercoledì, gennaio 07, 2004

L’avevo detto io che senza iPOD non se po’ vive!!!!
Ci sono due tipi di persone, a New York: quelli che hanno un iPod e quelli che vorrebbero averlo. L’attacco non è mio, l’ho copiato: era l’inizio di un articolo del New York Post uscito a maggio che celebrava il fenomeno iPod. Un po’ esagerato, come capita nei giornali, ma efficace. Da un anno a questa parte, non c’è paese compreso nel mercato occidentale in cui la stampa non si sia dedicata al silenzioso (silenzioso dapprima, poi il volume in cuffia è salito assai) successo di quest’aggeggino da due etti scarsi. Diversamente che per gli Strokes, per cui prima è arrivata la passione dei media di mezzo mondo e poi il botto commerciale planetario, iPod ha ottenuto l’attenzione dei giornali grazie alla vittoria sul campo: un milione e quattrocentomila aggeggini venduti in due anni. Fu messo in circolazione esattamente due anni fa, e il magazine del New York Times ha appena celebrato il compleanno con un lungo articolo che fa la storia di un’invenzione rivoluzionaria (l’aggeggino) e di come sia uscita dai laboratori di Apple. Un passo indietro: cosa accidenti è, insomma, iPod? È un lettore mp3. Ovvero è un piccolissimo computer con un sottile hard disk e praticamente una sola funzione e un solo programma: quello che permette di ascoltare i files mp3 contenuti nell’hard disk. Se volete, è la versione moderna del Walkman, il minilettore di cassette che un dirigente Sony si fece venire in mente per poter sentire la musica in aereo, e divenne il più venduto gadget tecnologico dell’era preinformatica. Io comprai il mio primo Walkman che avevo sedici anni, risparmiando sui soldi delle merende. Da allora, sono diventato economicamente più indipendente, ma iPod me l’ha regalato mia madre, che conosce i suoi polli. Da allora, me ne separo solo se mi viene ordinato da commensali o compagni di viaggio che trovano un po’ cafone che io abbia le cuffie mentre mi parlano. Gente retrograda. IPod non è l’unico né il primo lettore mp3 (ce ne sarà una trentina abbondante, in giro), eppure ha conquistato in due anni un terzo del mercato (e metà del fatturato complessivo: l’aggeggino costicchia, tra i 350 e i 550 euro). Per alcune imbattibili ragioni. Intanto è prodotto da Apple, una società che ha un marchio di forza inimitabile e un pubblico di devoti fedeli, più che di clienti. L’innovazione tecnologica e formale dei prodotti Apple è diventata una garanzia per i suoi prodotti prima ancora che vengano messi in vendita. E iPod ne è una conferma: Apple è arrivata tardi alla decisione di mettersi nel settore della musica da ascoltare, ma quando ci è arrivata aveva le idee chiare. Ci voleva un prodotto semplice, che consentisse con facilità di fare le pochissime cose desiderate da chi vuole sentire musica digitale: copiarla, e ascoltarla. Punto. Che fosse piccolo. E ci voleva un prodotto che avesse per il settore la stessa peculiarità formale che aveva decretato gran parte del successo dell’iMac, qualche anno prima. In nove mesi, dall’idea è arrivato l’aggeggino nei negozi. Come ha scritto il New York Times, in due anni Apple è passata da essere “quella del Mac” a essere “quella dell’iPod”, o quasi (oggi iPod è il prodotto Apple più venduto). IPod ha pochissimi comandi, di grande accessibilità. La regolazione del volume e la navigazione nel suo archivio – che può contenere da mille a diecimila canzoni: ci sono tre modelli – sono gestite da un disco che si regola passandoci sopra la punta del dito. C’è qualcosa di fisico e sensuale nel gesto e nella rispondenza tra il movimento del dito e il ticchettìo del menu. Ha una tecnologia che permette di copiare la musica dal computer (con mossa astuta e eccezionale, Apple ha aperto al mondo dei PC, producendo aggeggini anche per i windowsiani) con somme facilità e rapidità. È di immediata compatibilità con il software Apple per la gestione della musica digitale, iTunes (anche lui reso disponibile in versione per PC). Funziona eventualmente anche come hard disk portatile per files di dati e come registratore. Ed è bianco. L’aggeggino è una scatoletta di plastica bianca e acciaio brillante, liscio e attraente. Inconfondibile, e ancora più inconfondibili le cuffie. Bianche. In giro, con le cuffie bianche di iPod nelle orecchie, o sembri uno fighissimo o sembri un cretino. Ma tu sei convinto di essere fighissimo. Adesso, con quasi un milione e mezzo di pezzi venduti, il futuro di iPod dà da pensare. Molti sostengono che come al solito Apple – la prima società a costruire sia un software per gestire la musica digitale che un hardware per ascoltarla - abbia aperto una strada nuova, sulla quale verrà sorpassata da imitatori più potenti. Si vedono già lettori mp3 concorrenti bianchi, o con comandi disegnati similmente. In Apple non si preoccupano più di tanto: pensano di avere il prodotto migliore e di poterlo mantenere tale. Il Wall Street Journal ha di recente spiegato che il servizio di musica online di Apple – il primo tra i grossi e l’unico che funziona davvero, per ora – è molto poco remunerativo, ma non importa: “è un cavallo di Troia”, ha costretto tutti gli altri a investire di più nella musica digitale, e se la gente scarica più musica, ci saranno più clienti per iPod. Intanto, è diventato di moda. Artisti e personaggi noti se ne sono fatti testimonial gratuiti. I deejay arrivano alle serate con un paio di iPod al posto della valigia dei dischi. Moby va dicendo in giro che iPod “entra così rapidamente nella vita che ci si dimentica di come fosse vivere senza”. Oprah Winfrey esibisce il suo, e Shaquille O'Neal ed Elijah Wood anche. In Inghilterra, il Sun ha preso in giro Geri Halliwell, fotografata con un vecchio walkman, per essere “l’unica celebrità senza un iPod”, elencando tra i fans dell’aggeggino: Beckham, Robbie Williams, David Gray, David Byrne e Fatboy Slim. A Radio DeeJay, Linus e la Pina se ne fanno gran vanto. Una società americana offre backgrounds musicali a tema per locali, ristoranti ed eventi, noleggiandoli nella forma di ipod contenenti playlist corrispondenti. Alla mostra di Giorgione di Venezia, le audioguide per i visitatori erano contenute in iPod. Anche i tradizionali critici dell’elitismo snob dei fans di Apple cedono, grazie alla compatibilità con Windows. Siti internet e rubriche di giornali sono dedicate ad iPod: l’anno scorso è diventato un tormentone in rete mandare a un sito-galleria una foto del proprio iPod presa negli angoli più sperduti della terra. Li si vede apparire nei videoclip e nei film con lo stesso compiacimento stilistico con cui finora si vedevano i Macintosh. I due successivi modelli prodotti finora sono già esposti al Design Museum di Londra. “In breve, è un’icona”, scrive il New York Times. È l’artista dell’anno.



Resoconto del 2003: II parte
Di ritorno dalla pausa post natalizia, post capodanno ed epifania (che tutte le feste porta via), ho avuto modo di analizzare + a fondo il mio anno appena passato e mi sono accorta, anche insieme alla mia Morbidessa, che molte altre cose sono successe degne di nota e di essere ricordate. Di prossima pubblicazione quindi la II parte integrativa del Resoconto del 2003. Se avete voglia di leggermi, ripassate di qui. Altrimenti saltate l’appuntamento (e vi capirei) e aspettate che vengano tempi migliori (o post + leggeri e frivoli). Cmq buon anno… Io ho salutato il 2003 vomitando, ho dato il meglio di me. E ho accolto il 2003 sotto le coxte con l’amore mio, ha dato il meglio di sé… Non mi pare male, no?